Se il Ministro (si fa per dire) Brunetta fosse una donna, si direbbe "è isterica, ha bisogno di un uomo"
Essendo il Tarantini stato arrestato, possono andare bene anche dei sedativi.
Spengo. Urlo. Microfono. Uno. Io. Donne. Donne. Escort. Prostituta. Giornalista. Ti sparo. Dittatura. Vicino. Europa. Lontano. Geografia. Geometria. Quadrato. Capo. Kapò. Zitti. Domande. Dieci. Unità. Italia. Repubblica. Diritto. Ricatto. Padrone. Silenzio. Parlo. Pago. Cito. Potente. Impotente. Zitto. Frocio. Giornalista. Ti sparo. Inchinati. Striscia. Denuncio. Miliardi. Silenzio. Io. Verità. Oscurità. Zitto. Zitti. Io. Solo io. Sicario. Giornale. Tv.
Per amore del Paese

Il principale quotidiano finlandese "Helsingin Sanomat" oggi scrive:"Berlusconi, vergogna d'Europa".
Prima di tutto però, per me che sono italiana, è vergogna d'Italia e di italiani.
La Finlandia è un piccolo Paese (solo 6 milioni di abitanti) tuttavia stà nell'Unione Europea a pieno titolo e soprattutto con l'educazione che in tutto il mondo non fa notizia perchè è normale (sappiamo bene come si esprimono e si comportano i nostri Ministri della Repubblica).
Bene la Finlandia l'ha detto chiaro. Spero che sia l'inizio di un percorso di apertura degli occhi da parte di tutta la diplomazia europea. Troppa diplomazia può nuocere, all'Italia e all'Unione, che essendo una comunità non può essere lo zimbello di uno solo.
Quello che sta succedendo in Italia non è solo vergognoso. E' vomitevole e fa male al cuore. Il "bombardiamo le carrette con gli emigranti", proposto da Umberto Bossi anni fa, sta diventano una realtà. Molti degli emigrati respinti verranno uccisi, altri più fortunati finiranno in schiavitù. Si, queste navi che tornano in Libia è come se fossero bombardate.
Noi italiani siamo assefuatti al porcile governativo e sappiamo che può solo peggiorare. Ma chi guarda da fuori, chi non è direttamente coinvolto, l'allarme lanciato dalla Finlandia lo deve raccogliere. In Italia si stanno promulgando leggi razziali. Neanche tanto velatamente, la marmaglia fascista e leghista urla e dispone di molti mezzi di comunicazione. E anche a questa comunicazione nelle mani di uno solo deve dare un taglio.
Si svegli la comunità internazionale e con voce sola chiami l'Italia, Berlusconi e suoi tirapiedi con il loro vero nome. E soprattutto, prenda provvedimenti. Non vorrei un giorno, sentir dire "non avevamo capito". Nè tanto meno vorrei sentire "ubbidivamo agli ordini dello Stato" come fecero i nazisti al processo di Norimberga (poi furono tutti impiccati).
Se vi capita di vedere un cestino della monezza pieno di rifiiuti schifosi, metteteci sopra un cartello:
POSTO RISERVATO A SALVINI
Un italiano ha aperto un ristorante a Salvador de Bahia e l'ha chiamato "La Figa".
2-0
Il taxista dice che non e´stata una grande partita. I giornali dicono che c´é stato un goal da antologia.
Com´é, come non e´, il Brasile ha battuto l´Italia. Tie´.
…le bateau ivre…
C’è un veliero che naviga in mezzo a un Oceano non identificato.
Nella stiva ha i rifornimenti per il viaggio. Nel buio, là sotto, un manipolo di schiavi se ne prende cura, protegge le derrate alimentari dai topi e altri animali, dalla salsedine, dai furti. Gli schiavi vivono lì, affollati e malnutriti, dormono su pagliericci pieni di zecche. Nulla sanno del mondo in superficie, né sanno dove stanno andando. All’entrata della stiva due uomini armati li sorvegliano. Ogni tanto tra gli schiavi c’è un litigio, gli uomini armati senza abbandonare la loro postazione, tirano un colpo di rivoltella nel mucchio e torna la quiete. A volte un corpo rigido viene fatto scivolare in mare attraverso una piccola apertura, subito richiusa.
Sopra la stiva stanno i rematori. Vestiti tutti uguali, remano in sintonia “uno, due, uno, due, due, uno, due”. E il veliero và. Anche loro sono sorvegliati, ma l’ingranaggio ruota bene e non occorre altro che tenere il tempo: “uno, due, uno, due, uno, due”. I rematori nulla sanno del mondo in superficie, né di quello sotto di loro, né sanno dove stanno andando. Né gli importa di saperlo. Non vedono la luce ma hanno altri benefici. Il cibo non è buono ma è abbondante, l’acqua non manca e ogni 5 giorni è permesso un quarto d’ora di riposo.
In superficie stanno i diretti sottoposti del Capitano. Fanno "ammuina", che più o meno significa "simulano". Simulano di fare qualcosa. Ubbidiscono agli ordini del Capitano. Hanno vari benefici. Donnine, droghette e dobloni a volontà. Ma soprattutto stanno in superficie. Vedono la luce e la luce vede loro. Nulla sanno di quelli che stanno sotto. Non conviene saperlo. Il veliero và e loro sono sopra.
Sul ponte di comando sta il Capitano. Solo. Sempre ubriaco. E’come un ventenne che il sabato sera, impasticcato guida l’auto a tutta velocità, mentre chi viaggia con lui gli urla ‘attento! sei contromano! rallenta! c’è la curva!” Più loro urlano, più lui si eccita e schiaccia forte il pedale dell’acceleratore, finché l’auto va a schiantarsi e crepano tutti, mentre, il più duro a morire, nell’agonia bisbiglia ‘te l’avevo detto…’
Il Capitano vive in un perenne stato di ubriachezza e di eccitamento. Non sa cosa succede nei piani sotto di lui e di fianco a lui. Non sa che, oltre il ponte di comando, sul veliero c’è altro. Il veliero va ed è lui a comandarlo. Viaggia lontano dalle Americhe sia da quella più potente che da quella più sconosciuta, lontano dalla dimenticata Africa e dall’intelligente Asia, lontano dall’Europa educata e colta. Viaggia in un Oceano sconosciuto in balìa dei venti e del Capitano ubriaco, viaggia lontano da tutti, in una folle corsa, lontano anche dal porto da cui è partito, il veliero Italia.

Quando sono entrata in questo cortile per un attimo ho pensato di essere al Cairo perchè al Cairo mi aveva colpita la quantità di parabole che copriva le case, ma non è solo per questo.
Siamo a Milano, il condominio è abitato principalmente da nord-africani e avrebbe bisogno di lavori di restauro, come tutti i condomini abitati da emigrati. I proprietari degli appartementi non ci vivono, incassano i soldi degli affitti, altro non vedono. Se i muri sono scrostati, le facciate annerite, le persiane pericolanti la colpa è degli extra-comunitari. Nella mentalità corrente.
Capisco che l’arrivo di molte persone straniere, che parlano altre lingue e aumentano la densità abitativa, alterano inevitabilmente il tessuto sociale e questo può creare sbandamento, ma nulla, nulla mi sembra sia stato fatto perché i nuovi cittadini venissero accolti con comprensione e soprattutto adeguando i servizi nei quartieri . Anzi si è buttato fango su di loro e si dicono molte menzogne. Una di queste è che gli extra-comunitari portano il degrado e gli appartamenti si deprezzano. La verità è un'altra: gli emigrati, per questioni economiche, vivono nei quartieri più periferici, più poveri, più a buon mercato, quelli dove il degrado è la norma e soprattutto è di gran lunga precedente al loro arrivo.La foto l'ho scattata in uno di questi quartieri.
Prima che arrivassero gli extra-comunitari nella via principale, c'era il centro di spaccio cittadino, con micro e macro criminalità e altri ovvii disagi per i residenti. Ma questo se lo sono dimenticati tutti. Così come era dimenticato il quartiere. Tuttavia le proteste dei cittadini, se c' erano, erano inascolate. Non come oggi. Chi vive in questi quartieri riceve la solidarietà di tutta la cittadinanza contro la presenza (anzi, invasione) straniera. L'autobus che percorre il lungo viale è considerato off-limits dai milanesi. Io lo prendo ogni tanto di sera, guardo con simpatia i pochi passeggeri italiani e so che gli stranieri a bordo sono persone che tornano a casa dopo una giornata di lavoro: cioè lavoratori. Mi sembra tutto molto normale e non ho paura. Non come i residenti che sopportavano gli spacciatori e oggi temono una parrucchiera cinese.
... la legge è uguale per tutti ...


…delle vergogne altrui e delle proprie…
L’anno scorso ho passato una decina di giorni a Nairobi. E’ una città molto vasta, composta per l’80% di slum cioè ‘quartieri’ composti principalmente da baracche di legno col tetto in lamiera, senza fondamenta, senza servizi igienici, senza acqua corrente. In questi quartieri non ci sono servizi per la comunità e le fogne sono canaletti maleodoranti che scorrono a cielo aperto tra le case, vicino ai bambini e alle donne che preparano qualcosa da mangiare su fornelletti di fortuna. Negli slum le strade non sono asfaltate e quando piove la terra si trasforma in fango. La gente vive di un’economia di sussistenza, qualche donna vende i prodotti di quell’agricoltura urbana (orti, piccoli vivai) che secondo la FAO sfama (ed è l’unica fonte di sostegno) milioni di persone nel mondo, molti vivono di espedienti, di piccoli lavori precari, di prostituzione, di microcriminalità. In poche parole,negli slum c’è una povertà devastante e si vede.
Alloggiavo nella guest house di una associazione che si occupa di bambini di strada, a Kibera la più grande baraccopoli dell’Africa,. Si chiama Shalom, non tanto perché è un’oasi di pace nel caos dello slum quanto per le attività che svolge. Ho potuto vedere da vicino come vive la gente e una domanda mi tormentava: il primo cittadino, il Sindaco della città, non si vergogna di far vivere i suoi abitanti in questo stato ? Quando riceve ospiti istituzionali da altre città o dall’estero non si sente in imbarazzo a mostrare questa specie di città, questa povertà infinita che non si può nascondere? Come la giustifica ai suoi visitatori ? Mi sono risposta che probabilmente ne attribuirà la ‘ responsabilità ‘alle persone stesse, probabilmente prenderà le distanze da loro con disprezzo. E mi chiedo se non si vergogna anche chi governa l’intero paese, paradiso per i turisti e inferno per i suoi abitanti che dalle campagne si riversano nelle città, negli slum, nella speranza di una vita migliore?
In quel periodo ho letto un romanzo dello scrittore africano Ahmadou Kourouma, che, tra il fantastico e il reale, racconta i soprusi compiuti dai dittatori africani, le violenze, il grande inganno con cui hanno umiliato e impoverito i cittadini, che attraverso il voto (quando consentito) o la fiducia, si sono affidati a loro. Racconta di despoti corrotti che hanno svenduto le ricchezze dei loro popoli, quando non i popoli stessi, per il proprio beneficio personale, per devozione verso sé stessi, per brama di potere, per insaziabile bisogno di ricchezza, per un mezzobusto di pietra nella piazza principale del paese. Il titolo del romanzo riassume, senza giri di parole, la storia di molti paesi africani: “Aspettando il voto delle bestie selvagge”.
In Italia lo schifo che produciamo sta sottoterra, le fogne non le vediamo.
Ma c’è un tipo di fogna, metafisica la definirei, che è sotto gli occhi di tutti. E’ la fogna in cui sono finite la storia e la cultura del nostro paese che attirano tanti turisti dal mondo. Le bellezze artistiche perfino sui muri, ad abbellire, la cappella Sistina dei Papi ma anche un qualunque androne di una qualunque casa della vecchia Milano che, come il bel canto la poesia e nuove forme di arte, sono nel dna di questo popolo. La storia lunga e travagliata in cui questo popolo non si è risparmiato per imporre i suoi ideali liberali, per cacciare invasori arrivati, nel tempo, da ogni punto cardinale. L’umanesimo del Principato di Toscana, primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Non si vergogna chi governa il nostro paese di gettare questo patrimonio in una fogna? Non si vergogna di offendere un popolo che alle domande di una vita serena, di un futuro sicuro, di giustizia contro i soprusi risponde con Leggi che vanno solo a vantaggio di uno, al suo beneficio personale, alla sua devozione verso sé stesso, alla sua brama di potere, al suo insaziabile bisogno di ricchezza, al suo desiderio di essere eterno nella storia come un faraone? Non si vergogna di fare scempio del vivere civile santificando la delinquenza d’alto bordo, praticando la corruzione, incitando alla trasgressione delle regole che arricchirebbero tutta la comunità? Non si vergogna di offendere la libertà i sentimenti e l’intelligenza di un popolo? Non si vergogna di ingannare, illudere, gettare fumo negli occhi, svendere un popolo con 35 miserevoli euro per tenersi stretto “il voto delle bestie selvagge” ?
…quel che R. sa…
R. è afgano, ha 26 anni e da uno vive in Italia. R. è un extra-comunitario, anzi un “clandestino”, perché pochi sanno quando uno straniero è comunitario o no, quindi per semplificare si dice “clandestino”.
R., anche se non è clandestino, fa inorridire la maggior parte degli italiani, in quanto extra-comunitario.
R. ieri sera ha fatto inorridire anche me.
Ho incominciato ad andare a scuola a 9 anni.
Nooove ????
Da noi non è come da voi. Da noi c’è la scuola , poi dopo 3 mesi si deve chiudere perché c’è la guerra, poi apre e dopo 6 mesi chiude perché c’è la guerra, poi apre e poi chiude, per via della guerra.
La guerra? Ma 17 anni fa, quando hai cominciato ad andare a scuola, c’era la guerra ?
Da noi c’è la guerra da 35 anni. Anche adesso c’è la guerra. Che guerra è quella di adesso ? Perché c’è la guerra ?
..…
C’è tutto il mondo nel mio paese
..…
E’ pieno di stranieri. Ci sono gli americani, i britannici. Anche voi.
di un paese alla deriva
"La nostra famiglia, tutta la nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti, lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo sanno perfettamente. Arrivare all'alba, circondare il campo e illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d'oro al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".
E'un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo, Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa, roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti debbano sapere e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato schedato in base alla mia razza. Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani".
"Noi siamo sinti italiani registrati all'anagrafe quindi non capisco cosa debbano censire visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico perché ho lavorato per 23 anni all'Ufficio nomadi del comune di Milano - il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5 e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata come positiva".
Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal camino... Mio padre fu portato a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani lo hanno svegliato all'alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano e sinti, dico vergogna".
Ho conosciuto Giorgio il 27 gennaio alla manifestazione in occasione del Giorno della Memoria della Shoah. Mi ha raccontato la storia della sua famiglia, del papà e del nonno perseguitati dai nazi-fascisti e di suo papà, cittadino italiano sinti sopravvissuto, costretto a firmare il Patto di Legalità.
Che bello se tutti (tutti) i cittadini italiani fossero obbligati a firmare il Patto di Legalità!
Ancora una volta ci renderemmo ridicoli agli occhi del mondo intero, ma forse riusciremmo ad essere finalmente un paese per bene.

27 gennaio 2008 - Giorno della Memoria - Il Sig.Giorgio Bezzecchi dietro allo striscione dell'Opera Nomadi
buonanotte Italia

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Qualche anno fa, il miliardario saudita Kashoggi approdò a Napoli. Quando ripartì, mentre il suo yacht si allontanava dal porto, molte persone si tuffarono in mare per nuotare, dietro di lui, nella “scia della fortuna”.
***
Sono sull’autobus, in piedi, leggo un libro. Mi accorgo che di fianco a me sta accadendo qualcosa, strani movimenti. Quando sento dire “vengono qui a rubarci il posto…si prendono tutto...” smetto di leggere e guardo.
C’è una ragazza di colore con un passeggino e un bambino dentro, di fianco a lei una donna italiana, anche lei con passeggino. L’italiana è nervosa, spinge il suo passeggino verso l’altro rivendicando spazio. Mi rivolgo all’italiana: “Signora, visto che il suo passeggino è vuoto perché non lo chiude ? Così avrà lo spazio che le serve”. La signora inferocita mi dice “ Il bambino c’è. E’ là! ” e mi indica una ragazza seduta con un bambino sulle gambe.”Quindi il passeggino non serve.” ribadisco.
“Fatti i cazzi tuoi , stronza”, mi risponde la signora, con un forte accento meridionale.
***
M. si laurea in giurisprudenza. Va in una città del sud a sostenere l’esame di stato, lo supera. Prima di cominciare a fare l’avvocato rimane incinta e nasce un bel bambino. Un paio di anni fa si trasferisce in un appartamento più grande e affitta il suo di 45mq a 750 euro al mese più le spese, senza contratto, cioè in nero.
Non ho chiesto a M. cos’ha votato perché lo so. So anche perché ha votato quel partito: si è impoverita durante il governo Prodi.
Nei mie blog preferiti leggo tristezza e rabbia. Lo scempio del nostro povero Paesello sta buttando molti nell’angoscia. Così ho pensato di postare un po’ di dolcezza
250 gr. di farina
2 uova al gran completo
50 gr. di burro
100 gr. di zucchero
scorza grattugiata di limone e/o arancia
un pizzico di sale
Siccome state preparando qualcosa di molto sfizioso, consiglio di raddoppiare le dosi
Impastate gli ingredienti. Formate una palla e riducetela in palle un po’ più piccole
Lavorate ogni piccola palla in modo da ricavarne un ‘tubo’ da tagliere a pezzi di 1 cm
Con i pezzetti formare delle palline
Mettere 2/3 cm di olio in una pentola (no padella!) e friggere.
Mettere le palline su carta assorbente per asciugarle dall’olio.
Spolverare le palline con zucchero a velo
Avete prodotto le CASTAGNOLE. Un dolce calabrese che si mangia a Carnevale.
La ricetta (e le castagnole!) è un dono della mia dolcissima vicina di casa.
E mentre voi impastate friggete e sbafate, io vado al Carnevale di Viareggio, a farmi dù risate.