Ricordo molte cose del mio primo giorno di scuola, le sensazioni, il vestito della mamma, la prima sgridata e la prima parola che ho scritto. La maestra l'ha scritta sulla lavagna e noi bambini l'abbiamo copiata. CASA. L'ho anche disegnata, una bella casetta verde col tetto rosso. Una parola semplice, familiare, una cosa che tutti noi bambini avevamo, la casa. Forse il messaggio che la maestra voleva mandarci era di sentirci a scuola come a casa. In ogni caso una parola elementare, come la scuola che incominciavo, come la vita di un bambino. La ESSE che non riuscivo a centrare nel quadretto fu forse presagio di una pessima carriera scolatica.
Qualche giorno fa Davide è andato a scuola per la prima volta. La maestra ha scritto una frase sulla lavagna e i bambini l'hanno copiata. IO SONO FELICE. Bella frase. Se vera, se presagio di un futuro radioso. Tuttavia poco elementare, non tanto per la lunghezza ma per il suo contenuto emotivo. Posto che un bambino conosca il significato della parola FELICE, che non è una cosa tangibile ma una condizione dello spirito, immagino la fatica di scriverlo se non ti appartiene, altro che infilare una ESSE in un quadratino! Rimane il mistero sul messaggio che la maestra voleva mandare ai suoi allievi.
Dicono che se si ripete una cosa, poi diventa vera. E' superstizione, non pedagogia.
Siccome io sono una tua amica (o conoscente o qualcosa di simile) tu mi metti tra i tuoi contatti. Siccome sei un amico, ricambio e ti inserisco tra i miei contatti (amici). Poi guardi chi sono i miei contatti (amici) e scopri che ho un contatto (amico) che odi. E mi cancelli dai tuoi contatti.
Così si socializza su FaceBook.
Che gli Italiani non usino rispettare le regole non è tanto uno stereotipo, quanto una realtà, diventata negli ultimi tempi più reale del Re, visto che il Re (o Caimano, che dir si voglia) è il primo a deriderle
Tuttavia può succedere che, pur con le migliori intenzioni legalitarie, ci si trovi nell'imbarazzo di dover scegliere tra il rispetto delle regole e le propria sicurezza personale.
Sicuramente questi ciclisti sanno che è proibito andare in bicicletta sul marciapiedi, eppure ci vanno

visto che la pista ciclabile è questa

Anche questa coppia sale sul marciapiedi. Perchè ?

Perchè arriva il tram

Ho mostrato solo un paio di situazioni paradossali, tuttavia da ciclista posso testimoniare che ogni 50/100 metri, c'è un pericolo, o paradosso, che mi fa domandare: quando si parla di sicurezza, e si fanno Leggi e Decreti appositi, esattamente di cosa e di chi si parla ?
In India ci sono ovunque piccoli altari dedicati alle divinità. Per le strade, in piccole nicchie, nei ristoranti, nelle case private, nelle stazioni, insomma ovunque. Sono ricchi di decorazioni coloratissime, luci, incensi e... quegli spazzolini con le frange dai colori sgargianti lunghi circa 50 centimetri che si vendono nei nostri mercati e si usano per la fare la polvere. La prima volta che li ho visti su un altare sono rimasta basita e ho arricciato il naso. Mi sembrava una profanazione. Mi sono chiesta se gli indiani sapessero quanto poco di sacro ci fosse in quello spazzolino. La contaminazione sacro-profano mi turbava non poco. Ma in fin dei conti lo scopo era quello di decorare con qualcosa di molto colorato, e allora perché no? Probabilmente gli spazzolini sono economici, cosa che in India ha la sua importanza, con poche rupie anche un devoto povero può onorare le sue divinità. E mi sono abituata alla bizzarria.
*
Amo la fotografia. Amo fotografare e amo guardare le fotografie fatte dagli altri. Guardo tutte quelle che mi passano a tiro, comprese quelle pubblicate dai siti di informazione. Queste ultime le guardo con un occhio speciale, più attenta al “linguaggio” e/o ai trucchi che all’aspetto artistico.
Ho guardato, con interesse, anche quelle che riguardano il mondo dorato dello sceicco Berlusconi. Per quanto disgustose siano, dicono cose. Mi sono soffermata su una in particolare, che essendo il fotogramma di un video fatto con un cellulare, non era molto nitida eppure io li ho visti! Si, in quel minuscolo fotogramma ripreso in una delle case dello sceicco porco, in una casa da ricchi, piena di splendide pupattole, durante una festa lussuosa io, giuro, li ho visti: gli scopini dai colori sgargianti. Usati come decorazione. Un’umile sgargiante decorazione. E non so come spiegarmi questa bizzarria.
Sembra uno scherzo. Chi devo ringraziare ?
...e qual'è il maschile di escort ?
No perchè in due giorni ho sentito il suo nome tre volte. Allora ho pensato di scrivere un post. Ma poi ha smentito un ritorno di civiltà ed è tornato nel suo silenzio. Romano Prodi. E io pure.
Saliamo insieme sull'autobus. Lui si azzuffa con il cobrador (bigliattaio) perchè mi ha detto che per arrivare alla chiesa di Bom Fim ci vogliono 30 minuti, mentre secondo lui ce ne voglio 25. Forse fa anche una scommessa.
Si siede di fianco a me, mi allunga il suo biglietto da visita: fa la guida turistica. E mi guida:
"A colazione mangiamo cone gli Indios: frutta e caffè. A mezzogiorno mangiamo come gli Africani: fagioli, farofa, moqueca. La sera mangiamo come gli Europei: pizza e zuppa".
Poi si addormenta e non riesco a chiederli "chi mangia una sola volta al giorno, cosa mangia?"
…messaggi in bottiglia…
I Giochi Olimpici li ascolto alla radio e le figure le guardo su Internet.
Non mi interessano molto perché di pura spietata competizione si tratta, essendo il motto Citius Altius Fortius (più veloce, più alto, più forte) altro non potrebbero essere. E per essere fedeli a questo motto alcuni atleti si fanno dare un aiutino dalla chimica. O lo fanno tutti o non lo fa nessuno, se no che gusto c’è?
Non si registra nemmeno un grande spirito di fratellanza tra popoli nonostante i 5 cerchi del simbolo contengano i colori di tutte le bandiere del mondo, che io sappia, non esiste un “terzo tempo”.
La speranza che i Giochi potessero fermare le guerre è svanita da tempo. E’ successo invece il contrario, le guerre hanno fermato i Giochi.
Per molti atleti sono un’esperienza che può cambiare la vita, in bene o in male. La gioia di una medaglia o la sconfitta dopo anni di faticoso allenamento non si dimenticano facilmente e veicolano altre gioie o altri dolori. Una indelebile linea d’ombra.
Cosa sono, cosa non sono i Giochi Olimpici ... sicuramente una finestra sul mondo che ogni atleta può usare come meglio crede secondo la sua sensibilità, la sua cultura, i suoi bisogni. Da questa finestra mi sono arrivati due messaggi:
* gli atleti italiani hanno chiesto che il compenso ricevuto sia esentasse. Questa richiesta rappresenta una faccia dei Giochi, del loro spirito, della forma mentis di chi partecipa.
* una giovane atleta con i capelli rosa rosa ha mostrato il palmo delle mani: su uno era disegnato il simbolo della pace, sull’altro un cuore. Questo gesto rappresenta l’altra faccia, più piccola e meno ‘mediatica’, dei Giochi, del loro spirito, della forma mentis di chi partecipa.
Tra quattro anni a Londra ... se ci comporteremo bene ...
di un co®netto famoso e delle strade in salita
Il Cornetto Algida è uno dei gelati più antichi, me lo ricordo da sempre. E’ diventato nel tempo, più piccolo, anzi più piccolino. Unico cambiamento in tanti anni. Attualmente il prezzo oscilla tra 120 e 180 centesimi di euro, a seconda di dove lo si compra.
Non so da cosa prenda il nome. Certo non dalla forma che non è cornica ma conica (senza la R), come il classico gelato, il tradizionale cono. Da qualche parte arriverà ‘sto nome ma io non lo so. Fa niente.
In superficie ha uno strato di granella di nocciola mista a miele e qualcosa d’altro che la rende compatta e dura. Si sgranocchia. Il sapore è gradevole e dura poco.
Terminata la deliziosa copertura inizia un impasto bianco doppio-candeggio, gusto di freddo, consistenza né dura né morbida, masticabile. Si mangia con disattenzione, non appassiona, si morde avanzando verso la fine senza entusiasmo, un morsetto dopo l’altro, senza guardarlo. Davvero non si può dire che sia una cosa buona. Si procede. Se non fosse per i minuscoli pezzi di biscotto che si infilano tra i denti non si avrebbe la sensazione di mangiare, un gelato poi…
E allora perché un Cornetto Algido e non qualcosa di più goloso ?
Il cono si restringe, sia a causa dei morsi che della suddetta forma. Mancano un paio di centimetri alla fine quando gli occhi distratti tornano a puntare quel che resta del gelato. E avviene il contatto, o miracolo, che dir si voglia. Il pastone bianco finisce e lascia il posto a un pezzetto di cioccolato fondente, che nel morso si amalgama alla cialda. La materia si fa estasi mistica. Due bocconi di paradisiaca beatitudine. Per una manciata di secondi.
Dopo questo spot, che non mi porta nessun ma nessun guadagno, mi sorge una domanda:
che sia, il Cornetto Algida, una metafora della vita?
del soldato disertato e altri ossimoro
La frontiera si raggiunge con la metropolitana, molto comodo, non si deve nemmeno uscire in superficie, è li pronta, appena si scende dal treno. Il soldato sta dentro un gabbiotto da cui lo si vede dal busto in su. E’ giovane, occhi azzurri capelli biondi e il viso anonimo dei soldati. Prende il passaporto, lo sfoglia, guarda la fotografia, guarda il viso del forestiero, guarda in alto. Gli si stampa un sorriso ironico sul volto. Torna a guardare la foto, il viso del forestiero e poi in alto. Ma che fa con gli occhi rivolti all’insù? Invoca Iddio? In su c’è uno specchio reclinato che gli permette di vedere per intero il forestiero, come è fatto, come si muove, cosa porta con sé. Guarda la fotografia, guarda il viso del forestiero, guarda in alto.
La pantomima finisce con un “la foto sul passaporto non è tua. Da qui non passi”. Lo dice senza parole. Dice anche qualcosa tipo 'non mi freghi'. Restituisce il passaporto. Con un sorriso ironico.
Tanti saluti e arrivederci.
*
Oggi la frontiera non c’è più perché non esiste più uno dei due stati che divideva.
Non era mai successo nella Storia che uno Stato svanisse, che svanisse la sua bandiera, il suo Inno Nazionale, la sua moneta, la capitale, i francobolli, la sigla automobilistica, il prefisso telefonico, l’Esercito con la sua divisa e i suoi soldati. Svaniti anche i soldati. Disoccupati.
Come sarà stato l’ultimo giorno da soldato del soldato di frontiera che proteggeva il ‘suo’ Stato da spie e truffatori ?
Sarà andato sul suo posto di lavoro e non l’avrà trovato, si sarà sentito ridicolo nella sua divisa, o spaventato, l’avrà tolta subito proprio lì sui due piedi, o sarà tornato a casa a testa alta guardato in cagnesco dalla moltitudine festante ?
O lo avranno avvisato prima ? Il tuo posto di lavoro non c’è più, butta la divisa adesso sei un uomo libero. Libero. Hai capito ? Libero! Potrai bere tutta la Coca Cola che vuoi e senza nasconderti. Glielo avranno detto per telefono ? o di persona, consegnandogli la sua ultima busta paga? Avrà esultato, si sarà ubriacato dalla gioia, forse, con la Coca Cola, forse. Il mondo intero era felice per lui, lo sarà stato anche lui.
Avrà avuto qualche dubbio, si sarà fatto qualche domanda ? Avrà avuto qualche problema e avrà chiesto aiuto a qualcuno ? A chi, per esempio ?
Nei mercatini si trovano ancora monete spillette francobolli e altre piccole cose dello Stato svanito. E le persone ? Libere. Può bastare.
*
Berlino, 31 dicembre 1989. Sulla porta di casa degli amici con cui dobbiamo festeggiare il capodanno troviamo un messaggio “siamo sul tetto”. Li raggiungiamo. "Alla Porta di Brandeburgo ci sono 2 milioni di persone’". Restiamo sul tetto a bere e a guardare i fuochi d’artificio fino alle 4 del mattino. Quando scendiamo in giro c’è poca gente, molti ubriachi dormono per terra o sulle panchine. Nelle vicinanze del Muro sentiamo la 'Lambada' suonata a tutto volume. "E’ stata la colonna sonora della caduta del Muro" una specie di Bella Ciao. Emozionati attraversiamo la breccia nel Muro e dall’altra parte ci accoglie la consolle del dj. E’ all’interno di una lattina di Coca Cola alta quasi 3 metri. Non ne avevo mai vista una così grande. La guardo con un certo sgomento. Non faccio in tempo a pensare ‘ma come, tutto per una lattina di…’ che un bel ragazzo sconosciuto, mi risveglia trascinandomi in un ballo scatenato, un po’ latino un po’ tango un po’ boogie. Follia da ubriachi. Di vodka.
E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando ormai appartiene a un lontano passato.
Nessuna pena ha mai avuto il potere d’impedire che si commettano crimini. Al contrario, quale che sia la pena, quando un reato è stato commesso una volta, la sua ripetizione è più probabile di quanto non fosse la sua prima apparizione.
E le ragioni particolari per cui non è da escludere che qualcuno faccia un giorno ciò che hanno fatto i nazisti, sono ancora più plausibili.
L’enorme incremento demografico dell’èra moderna coincide con l’introduzione dell’automazione, che renderà ‘superflui’ anche in termini di lavoro grandi settori della popolazione mondiale; e coincide anche con la scoperta dell’energia nucleare, che potrebbe invogliare qualcuno a rimediare a quei due pericoli con strumenti rispetto ai quali le camere a gas di Hitler sembrerebbero scherzi banali di un bambino cattivo.
E’ una prospettiva che dovrebbe farci tremare.
(Hannah Arendt – La banalità del male – 1964)
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno. (G.Rodari)
se ognuno ci metterà un pò del suo sarà un
felice anno per tutti ! ! !



Kalili è in Italia da pochi mesi e sta imparando l’italiano. Quando sente di frequente una parola me ne chiede il significato.
Ieri sera è passata S.a farci gli auguri per Natale.
Kalili mi ha chiesto cosa significa “auguri”.
Gli ho spiegato.
Mi ha chiesto perché sente ripetere così spesso “auguri”.
Gli ho spiegato che è Natale.
Mi ha chiesto di confermargli che Natale è il 25 dicembre.
Gli ho confermato.
Kalili ha fatto un faccino ironico.
Credo che si sia chiesto“quanto dura Natale?”
Già.
Quanto dura Natale.