Bokeh

di Fabyd
lunedì, 31 marzo 2008

eccomi !!!

postato da: masuria alle ore marzo 31, 2008 18:07 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: io
giovedì, 27 marzo 2008

vedo non vedo

Sono quasi le nove di sera, esco e vado alla fermata del bus che dista circa 300 metri da casa.
Lungo il percorso incontro

filiale UNICREDIT           12 insegne illuminate
filiale INTESA S.PAOLO    9 insegne illuminate
filiale BPM                      10 insegne illuminate
filiale BANCA SELLA         2 insegne illuminate
filiale UNICREDIT             2 insegne illuminate
filiale CARIPARMA          19 insegne illuminate
filiale INTESA S.PAOLO    8 insegne illuminate

Le insegne rimarranno illuminate tutta la notte.

Torno a casa, apro la porta e accendo la luce. La luce debole e tetra che esce dalle mie lampadine a basso consumo

postato da: masuria alle ore marzo 27, 2008 11:58 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: gaia, pubblicitĂ , io
martedì, 25 marzo 2008

I Ain't Afraid

I ain't afraid of your Yahweh
I ain't afraid of your Allah
I ain't afraid of your Jesus
I'm afraid of what you do in the name of your god

I ain't afraid of your churches
I ain't afraid of your temples
I ain't afraid of your praying
I'm afraid of what you do in the name of your god
 
Rise up to your higher power
Free up from fear, it will devour you
Watch out for the ego of the hour
The ones who say they know it
Are the ones who will impose it on you

Rise up, and see a higher story
Free up from the gods of war and glory
Watch out for the threats of purgatory
The spirit of the wind wont make a killing off of sin and satan

I aint afraid of your Bible
I aint afraid of your Torah
I aint afraid of your Koran
Dont let the letter of the law
Obscure the spirit of your love it's killing us

I aint afraid of your money
I aint afraid of your borders
I aint afraid of your choices

I aint afraid of your Sunday
I aint afraid of your Sabbath
I aint afraid of your teachers

I aint afraid of your dances
I aint afraid of your music
I aint afraid of your children
I'm afraid of what you do in the name of your god

postato da: masuria alle ore marzo 25, 2008 21:19 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: musica, pastore tedesco
domenica, 23 marzo 2008

delle conversioni pasquali

Ho un occhio particolarmente sensibile alla pubblicità, una delle invenzioni umane più devastanti, nonostante questo la guardo, mi piace andare a caccia dei suoi tranelli.
L’ultima che ho visto ha due super testimonial: il papa dei cristiani Benedetto XVI e il giornalista  Magdi Allam. Robba buona.
Nella pubblicità si vede l’uno (il papa) che battezza l’altro (il giornalista). Il claim è questo:
"La mia conversione al cattolicesimo è il punto di approdo di una graduale meditazione. Ho raggiunto la consapevolezza - scrive Magdi Allam in una lunga lettera pubblica sul Corriere
- che la radice del male è insita in un Islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"
Fine dello spot.

Penso che se uno vuole convertirsi al cattolicesimo la cosa migliore che può fare è andare nella parrocchia del suo quartiere, contattare il sacerdote, fare delle lunghe chiacchierate con lui e in un pomeriggio di una qualunque domenica, battezzarsi. E poi invitare gli amici a bene un bicchiere di spumante per festeggiare un evento così intimo e così importante. Io farei così.
Ma io non sono una famosa giornalista, non ho complicità coi potenti e sto bene nei miei stracci.

Un musulmano che pensa che la sua religione sia “fisiologicamente violento e storicamente conflittuale” ha a sua disposizione varie opzioni.
- verificare che le sue affermazioni siano esatte, soprattutto se di mestiere fa il giornalista
- lasciare la sua religione, accompagnando educatamente la porta
- lasciare la sua religione e sceglierne un’altra, se proprio non sa vivere senza

Se sceglie l’ultima di queste opzioni, tra le tante possibilità dovrebbe scegliere una religione che NON sia “fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”. O no? No.

Nulla sapevo dei dubbi spirituali di Magdi Allam. Conoscendolo avrei  immaginato che si sarebbe convertito all’ebraismo. Ma lui ha scelto di meglio. Come insegna Micheal Jackson che vuole diventare bianco, mica un muso giallo asiatico.

 


postato da: masuria alle ore marzo 23, 2008 21:45 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: pubblicitĂ , volgaritĂ , pastore tedesco
sabato, 22 marzo 2008

VOILA '!!!

... le stagioni di una volta ...

l'apina l'ho trovata qui in paese e non era sola !!! si spostavano di fiore in fiore, come è giusto che sia...in primavera

in paese oggi c'erano pochissime auto, come sarebbe giusto che fosse ...sempre

postato da: masuria alle ore marzo 22, 2008 16:37 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: cronache milanesi, le stagioni di una volta
venerdì, 21 marzo 2008

quando hai visto

non puoi più far finta di niente

la foto appartiene a

http://www.flickr.com/photos/photoguru/sets/72157604187750186/

postato da: masuria alle ore marzo 21, 2008 23:56 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: other world possible
venerdì, 21 marzo 2008

primavera

* cambio guardaroba *

Dwòr Artusa - Gdansk -  (Corte di Artù - Danzica) - Armatura

Splendido edificio del XV secolo, cuore della vita mondana e commerciale della città, un luogo dove i cittadini si incontravano per parlare, scambiarsi le idee liberamente, reale forum delle diversità in una città in cui ne convivevano tante. Il nome è ispirato, non è un mistero, ai Cavalieri della Tavola Rotonda considerati simbolo di armonia e di uguaglianza.

postato da: masuria alle ore marzo 21, 2008 15:01 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: io
giovedì, 20 marzo 2008

Tibet, che fare ?

A me questi poveri Tibetani mi stanno spezzando il cuore. Credo che sia molto difficile aiutarli concretamente, noi come cittadini, noi come consumatori. Paghiamo (più che altro lo loro) un forte ritardo nella presa di coscienza della situazione in Tibet e la censura dei media   che renderebbero invisibile al popolo cinese ogni nostra iniziativa. Ho già scritto che trovo inutile il boicottaggio delle Olimpiadi e ora devo aggiungere il boicottaggio degli sponsor che qualcuno ha proposto. E’ davvero troppo tardi per essere incisivi. Trovo inutili anche gli incontri di preghiera. Secondo me solo la diplomazia dell’Europa (chi altro ?) può fare dialogare le autorità cinesi con la società civile Tibetana. Almeno per evitare nell’immediato massacri e incarcerazioni. Poi potremo fare pressione in altri modi, non violenti e che non abbiano ricadute sulle persone.

Nella mia scatola ‘souvenir dell’India’ ho trovato questo ritaglio di giornale.
Risale al 1995 ma non ricordo da quale giornale indiano l’ho preso.
Mi piaceva far vedere come sono coraggiose le donne Tibetane. E non solo coraggiose.
A Daramshala lavorano in cooperativa, producono capi di sartoria, borse, valigie , tutto in stoffa e con grande maestria. Con il loro lavorano sostengono economicamente anche gli orfanotrofi dei bambini Tibetani che vivono in India. Sono molto unite e solidali. Sono donne forti ma “siamo anche sensibili” mi ha detto una di loro.  


postato da: masuria alle ore marzo 20, 2008 00:14 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: other world possible
domenica, 16 marzo 2008

Si ai Giochi Olimpici

Finalmente sono politicamente d’accordo con il Dalai Lama. Si ai Giochi Olimpici.
Non conosco le ragioni del suo SI (mi viene da malignare che sia la sua mania di non disturbare i potenti), posso  spiegare le mie.
La questione Tibetana è questione da circa 50 anni. Da quando Mao Tse Dong era vivo e vegeto (era il Grande Giardiniere) e la Cina era una Repubblica Popolare in odore, forte, di comunismo. Forse proprio per il mito che rappresentavano la Cina e il suo Timoniere, nessuno mai osò farsi una domanda o spendere una parola in favore del popolo Tibetano vessato, espropriato della sua cultura, sommerso dalla monezza.
La storiella che non ci si può mettere contro la Cina per questioni di scambi e di commerci non solo è un falso (cosa le compravamo/vendevamo 50 anni fa?) ma non risponde alla domanda ‘perché tanta delicatezza con la Cina e non con tanti altri paesi nel mondo che non rispettano le minoranze e i diritti umani?
Non regge nemmeno la storiella (raccontatami qualche anno fa da un sindacalista) che la lotta del popolo tibetano non si può appoggiare perché non è  laica.  Ma uno non ha il diritto di scegliersi la guida che sta nelle sue corde? E Gandhi non faceva forse pregare i lavoratori che scioperavano? 

Per 50 anni, si alla tutela del panda tibetano, no a quella delle persone tibetane. Solo da qualche anno si vede in giro qualche bandiera tibetana (a fronte delle migliaia palestinesi e qualcuna kurda), portata in spalla o appesa alla finestra da qualche simpatizzante del buddismo tibetano, i più informati e sensibili sulla questione, mai dagli attivisti dei diritti umani (e su questa assenza qualche responsabilità ce l’ha anche il Dalai Lama).

Oggi il mondo apre gli occhi. Meglio tardi che mai. E per rendere più forte la solidarietà propone di boicottare le Olimpiadi (forse aiutato da quella irritazione che provoca l’invasione di merci cinesi?).

Il boicottaggio è l’arma non-violenta più potente che l’uomo abbia mai inventato (la usava anche Gandhi), può produrre grandi risultati. Ma ha senso e funziona se è fatto con metodo (consiglio la lettura di “Manuale per un consumo responsabile” di F.Gesualdi-Feltrinelli).
Spegnere la TV durante le Olimpiadi non produce niente. Nessuno si accorge del boicottaggio.
Non assistere ai Giochi dal vivo è cosa che in pochi possono fare (quanti hanno in tasca un biglietto aereo per Bejing?).
L’unico boicottaggio efficace lo potrebbero fare solo gli atleti, non partecipando. Gli atleti che da anni si preparano, faticano e vedono nei Giochi Olimpici la loro grande occasione,  occasione che per alcuni rappresenta un vero e proprio riscatto sociale. Come si può dirgli ”non andate a Pechino” e poi starsene nella propria confortevole casa a pensare ‘quanto odio i cinesi, free Tibet’, affidando ad altri la battaglia? Davvero troppo comodo.
Tommie Smith e John Carlos sul podio, con le medaglie al collo, quando hanno alzato il pugno guantato di nero contro il razzismo non hanno boicottato le Olimpiadi, hanno rischiato in prima persona scegliendo la visibilità. Con un piccolo gesto hanno provocato un fremito nel mondo intero.
Quella foto oggi è storia.
Di questo c’è bisogno, azioni. Le battaglie civili non si fanno in salotto.

postato da: masuria alle ore marzo 16, 2008 21:44 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: other world possible
giovedì, 13 marzo 2008

nell'harem

Non mi stupisce che le idee politiche dei tuoi alleati non ti interessino e che non ti interessi condividere con loro un programma che probabilmente non proporrai mai (sappiamo anche noi citrulli che i programmi non fidelizzano il cliente), nella tua accozzaglia vanno bene cani e porci ma che tu scelga qualcuno, come sguattero,  perchè ha la caratteristica di “avere i giornali che mi servono per vincere le lezioni” , questo, lo confesso, mi lascia basita.
Mi risulta che tu sia proprietario dei principali mezzi di comunicazione in Italia. Parlo di quantità, va da sé, non di qualità. A cosa ti servono Ciociaria Nius, La Gazzetta di Veroli, Il Resto delle Ciocie, Zagarolo Tudei ? Davvero sono i lettori di questi autorevoli giornali l’ago della bilancia ? Loro ti porteranno alla guida del povero Paesello ? Loro ti innalzeranno sul trono del reame ? Non so quanti siano, ma, secondo me, come spesso accade con te, gatta ci cova.
Non sono mai stata tra quelli che ti considerano un grande comunicatore, uno che non le dice a caso, non ho mai creduto ai tuoi sono stato frainteso, né al tuo stile brillante e simpaticone.
Io penso che le parole che escono dalla tua bocca sono semplicemente le cose che pensi. Non è l’inconscio che ti scappa via, neanche il leccaculismo (come quando dopo l’11 settembre hai parlato di civiltà superiore, per fare una marchetta a Bush, che è rabbrividito pure lui, quando l’ha saputo).  No, niente di subliminale. Tu SEI così: ignorante e infantile. E non perdi occasione per dimostrarlo.
Il precariato è di moda, e parlarne in questa miserevole campagna elettorale attira l'attenzione.
Ti sei unito al coro per fare il botto, e l’hai fatto.
Intenerito dal gentil sesso, rincoglionito dalle soap-opera che esondano dalle tue tivvu, hai proposto alle donne precarie una soluzione romantica “basta call center! sposate un miliardario! sposate mio figlio!”. Basta spazzare la cenere dal camino! Salite sul cocchio del principe e andate a colazione da Tiffany! Adesso siamo tutte in file speranzose. Ci sarà posto per molte (suppongo) e siamo serene perché sappiamo che quando governerai approverai una buona legge per combattere il precariato : l’abolizione della monogamia. E speriamo di essere più fortunate di Veronica.
Quando hai tempo, con calma, non preoccuparti non c’è fretta, niente di urgente, quando hai un momento libero, mi fai sapere che suggerimento dai agli UOMINI precari ?
Grazie.
God bless you

postato da: masuria alle ore marzo 13, 2008 21:19 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: volgaritĂ 
giovedì, 13 marzo 2008

Il cielo è così bello in questi giorni.

Lo vedono i ciclamini

e lo vogliono toccare

postato da: masuria alle ore marzo 13, 2008 01:57 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: io
sabato, 08 marzo 2008

compagne di viaggio /7

Viaggiano gli autobus in su e in giù, verso est e verso ovest, lungo i Balcani, tra montagne alberate attraversate da fiumi verde smeraldo e ponti lievi come libellule. Viaggiano dove l’uomo ha abbattuto muri per costruirne di nuovi, ha portato la povertà, sradicato le genti e le loro vite. Viaggiano dove l’uomo ha inventato un nemico e la sua guerra ha lasciato ferite profonde nelle persone, ha oltraggiato le cose, le case. Viaggiano gli autobus, e spostano persone. Trasportano donne che nel loro bagaglio hanno il bisogno di giustizia, la voglia di vivere e guardare avanti, la necessità di ricordare, di non essere dimenticate. Donne che cercano, tornano, inseguono, raggiungono, cambiano. Le mie compagne di viaggio.
A loro va tutta la mia gratitudine perché hanno speso il tempo del nostro breve incontro per mostrarmi altri scenari, per insegnarmi altre geografie. E mi hanno consegnato le loro storie col tacito compito di raccontarle, di mantenere intatto il filo della memoria. Fatto.

postato da: masuria alle ore marzo 08, 2008 00:15 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: compagne di viaggio
giovedì, 06 marzo 2008

compagne di viaggio /6

Scendo al capolinea. Non ci sono altri autobus parcheggiati, non ci sono posti di ristoro né edicole né biglietterie, non c’è una tettoia, un bagno Non c’è una stazione. E non c’e’ nessuno.
Due edifici bruciati che chiudono a semicerchio parte della piazza, dei lampioni arrugginiti  ripiegati mollemente su un lato, un muro diroccato, una casa senza vetri alle finestre e un’altra coperta da decine di buchi neri.
Benvenuti nella città di Srebrenica, da qui è passata la guerra.
Per il ritorno l’autista mi indica con la testa il luogo dell’appuntamento. Cerco istintivamente il cartello che segnala la fermata del bus, come se la guerra lo avesse risparmiato per me…
Salgono nuovi passeggeri e tra loro una donna alta, magra, dai gesti lenti e il portamento elegante. L’autista fa spostare l’uomo che era seduto al posto migliore per fare accomodare lei. Deve essere una persona importante. Chissà chi è. L’autobus, come di consueto, fa la sosta vicino a un ristorante con i tavolini sotto gli alberi, la donna si siede distante, da sola, mi guarda, fa dei segni con la mano e capisco che sono rivolti a me. Penso che forse è un po’ matta ma forse no, vuole dirmi qualcosa e cerco di decifrare i suoi gesti: le dita che formano il numero tre e poi volano dietro la spalla.
Siamo in fila per risalire sull’autobus, la donna è dietro me. Mi mormora nell’orecchio poche parole che miracolosamente riesco a tradurre: due maschi una femmina. Tre. Non servono altre  spiegazioni. Ecco chi è. Una madre di Srebrenica. [continua]

postato da: masuria alle ore marzo 06, 2008 14:16 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: compagne di viaggio
martedì, 04 marzo 2008

compagne di viaggio /5

E’ mattina presto, la stazione è affollata, un bimba vestita di rosa colpisce per la sua vivacità mentre noi adulti, in fila per comprare i biglietti, aspettiamo il nostro turno assonnati. Me la ritrovo compagna di viaggio, sul bus per Srebrenica.
Due donne sedute davanti a me parlano concitatamente, strano, di solito il silenzio è assoluto. Cosa avranno da raccontarsi? Il bus fa una sosta, c’è un ristorante con tanti tavolini all’aperto, sotto gli alberi. Sto per sedermi a un tavolo quando le due donne che chiacchieravano lo occupano,mi allontano ma loro mi chiamano e mi invitano a stare tutte insieme, poi chiamano un’altra donna che viaggia sola. Ordiniamo caffè. Le guardo, hanno tutte e tre gli occhi azzurri, quel bel azzurro dei Balcani. Due hanno l’aria mesta delle donne di campagna, l’altra è elegante, scarpette a punta luccicanti, vari gioielli veri e falsi, una camicetta scollata.
Appena scopre che posso capirla incomincia a parlare. Snocciola storie incredibili una via l’altra come se non parlasse di sé ma facesse semplicemente un elenco delle cose che possono accadere nella vita. E’ sbrigativa, non fa considerazioni. Lei e la donna con cui parlava si sono ritrovate su questo autobus per caso, non si vedevano da 37 anni, è stata l’altra, la più vecchia, o meglio, la più invecchiata, a riconoscerla. E’ entusiasta di questo incontro.
E’ emigrata a Parigi quindici anni fa portandosi dietro il suo mestiere di meccanico. E’ stata la sua fortuna. Lavora molto e guadagna bene. Ha programmato di tornare in Bosnia e compra piccoli appartamenti che costano veramente poco, soprattutto per uno stipendio francese. Suo marito è morto di cancro da cinque anni, fumava tanto, a lei il fumo non piace, lo sottolinea con una smorfia e ripete questa storia tre volte senza, tuttavia, riuscire a farci spegnere le nostre sigarette. In aereo ha conosciuto un militare italiano, una persona interessante che parla bosniaco così bene, ma così bene. Si è innamorata ? Scoppia a ridere e guarda di lato. Si, sei innamorata.
Il suo unico figlio maschio è sparito da Srebrenica. Aveva 23 anni e una bimba appena nata. Non hanno ancora ritrovato il corpo.
Il tempo delle confidenze è finito, l’autobus deve ripartire  e lei capisce che non può lasciarci con la nausea di questo pugno nello stomaco. E ci racconta che ha 17 nipoti. Diciassette! ripete ridendo.
Torniamo a bordo, c’è una certa allegria, io sprofondo nel mio sedile pensierosa, anche se non so proprio cosa pensare. Una donna con un fazzoletto bianco in testa si siede di fianco a me e appoggia sulle sue gambe una vecchia borsa che non sembra mai essere stata nuova, una borsa che anche trent’anni fa chiunque avrebbe definito una vecchia borsa. La bambina vestita di rosa offre caramelle ai passeggeri. Mangio subito la mia mentre la mia vicina mi fa vedere che mette via la sua, dai suoi gesti non capisco se la mangerà dopo o la darà a qualcuno. Sono certa che la darà a qualcuno. Prima di scendere l’emigrata viene a salutarmi, mi stringe la mano sorridendo timidamente e si allontana di buon umore, verso un destino che parla così bene il bosniaco. [continua] 

postato da: masuria alle ore marzo 04, 2008 11:09 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: compagne di viaggio
domenica, 02 marzo 2008

compagne di viaggio /4

Aspettando l’autobus per Sarajevo dò un’occhiata ai miei prossimi compagni di viaggio, mi sembrano uguali a tutti gli altri, nonostante le frontiere. Sento una voce di donna pronunciare “Sarajevo” come lo pronunciamo noi stranieri, mi volto a guardarla, non sembra di qui, forse è francese, di certo non è una turista.
Il viaggio è faticosissimo, fa un caldo insopportabile, sventoliamo qualunque cosa per farci un po’ di aria, una bimba dietro di me si agita, perché non dorme? Quando l’autobus fa la sosta ci mettiamo in fila più volte davanti alla fontana, continuiamo a bagnarci, mettiamo la testa sotto l’acqua, la bimba inzuppa la sua maglietta di acqua e se la strizza sulla testa, nessuno mangia, nessuno parla. Il viaggio riprende nello sventolio e nel silenzio. L’autobus finisce la sua corsa in collina, intorno il verde, i boschi. Ma Sarajevo dov’è? Sono spaesata e si vede. Mi viene in aiuto la donna che sembrava straniera. E’ serba, in effetti in Bosnia è straniera, più straniera di me che ho gli occhi scuri. Mi spiega che siamo alla frontiera con la Repubblica Srpska, l’enclave serba in Bosnia, e per raggiungere Sarajevo bisogna prendere un altro bus o un taxi e mi tira dentro chiedendomi con cosa vogliamo andare. Col bus, naturalmente.
Incomincia subito a raccontarmi la sua storia, siamo così prese, lei a raccontare e io ad ascoltare, che non cerchiamo nemmeno un posto a sedere e ci spostiamo perfettamente sincronizzate, avanti e indietro attraverso l’autobus per evitare il sole che entra rovente dai finestrini.
Suo marito, uno scrittore, era finito nella lista nera di Milosevijc. Sono andati via appena in tempo, prima in Grecia, poi a Parigi, adesso a Sarajevo. Anche se la guerra è finita lui in Serbia non può più tornare, in quanto esule, lei torna di tanto in tanto per controllare che la sua casa non sia stata occupata da qualcuno. Da queste parti, quella di non ritrovare la propria casa è una delle tante preoccupazioni per chi se ne và.
Parla di politica con toni dissacranti, a voce alta, non sta ferma un momento, spalanca gli occhi, ride di tutti, sintetizza in battute sarcastiche anni di passioni, di tormenti, di tensione. Seguo ipnotizzata i suoi ragionamenti semplici. Rido con lei. Faceva l’attrice, girava la Jugoslavia recitando sempre nella stessa lingua e la capivano tutti, in qualsiasi stato della federazione, nelle grandi città come nei paesini. Oggi non è più così, spiega, ogni Stato della ex Jugoslavia vuole prendere le distanze dall’altro e lo fa anche personalizzando la lingua che era di tutti. Non vogliono più parlarsi né capirsi. E il caffè turco in Serbia si chiama caffè serbo e in Bosnia caffè bosniaco.
Arriviamo a Sarajevo, mi fa vedere dove abitava prima e dove abita adesso. Le due case sono vicine. Per una come lei che ha spostato la sua anima da un paese all’altro, che ha attraversato frontiere, cambiato idiomi, cibo, paesaggi e clima, impacchettare, per spostare di poche centinaia di metri, armadi posate libri e geranei per stare solo un po’ meglio, non è certo un’impresa difficile. Per una come lei.
Beviamo un caffè e in un attimo arriva il momento dei saluti, non ha mai smesso di parlare, mi chiede che altro deve aggiungere. Le auguro  buona fortuna. Ci abbracciamo. [continua]

postato da: masuria alle ore marzo 02, 2008 10:43 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: compagne di viaggio

Chi sono

Utente: masuria
Nome: Fabiola
Ho la sensazione di essere un personaggio vago, un pò evanescente, mal situato. Vedremo. (A.Giacometti)

Partecipano

ho visto cose

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra gli elementi pubblici di fabyd provvisti di tag explo. Crea il tuo badge qui.

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visitors

sono passati *loading* curiosi