Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno. (G.Rodari)
se ognuno ci metterà un pò del suo sarà un
felice anno per tutti ! ! !



Non erano esplosioni di festa, erano rumori di guerra.
La mitraglia e le bombe sconvolgevano il cielo di Zagabria, attraversato dai proiettili traccianti.
Moriva l’anno vecchio e moriva la Jugoslavia, mentre Fran Sevilla finiva di trasmettere a Madrid, a Radio Nacional, la sua ultima corrispondenza dell’anno.
Fran mise giù il telefono e guardò l’orologio, alla luce di un accendino. Deglutì. Lui era solo, in un hotel vuoto, con l’unica compagnia del grido delle sirene e dei tuoni del bombardamento, e mancavano pochi minuti alla nascita del nuovo anno. Le vampate della guerra, che entravano dalla finestra, erano l’unica luce della stanza.
Disteso sul letto, Fran staccò dodici acini d’uva da un grappolo. E a mezzanotte in punto li mangiò.
Mentre mangiava gli acini d’uva, uno dopo l’altro, dava dodici rintocchi, con una forchetta, su una bottiglia di buon vino Rioja che si era portato dalla Spagna.
La storia dei rintocchi sulla bottiglia l’aveva imparata da suo padre, quando Fran era bambino e viveva ai margini di Madrid, in un quartiere che non aveva campane.
(E.Galeano)
Ho incontrato Benazir Bhutto a Londra, qualche mese fa, quando diede una conferenza stampa per annunciare la sua decisione di tornare in Pakistan, dopo molti anni di esilio in Gran Bretagna. Non l’avevo mai vista prima, dal vivo: era ancora bella come nelle foto e nei filmati televisivi di un tempo, con un’aria che sprizzava non solo intelligenza e determinazione ma direi anche allegria, ottimismo, fiducia nella vita. Da quando si era sparsa la voce che sarebbe presto rientrata in patria, per candidarsi alle elezioni presidenziali o per assumere la carica di primo ministro se il presidente Musharraf avesse accettato le sue condizioni per democratizzare il paese, una domanda la rincorreva in ogni appuntamento con la stampa: non ha paura? Non teme di essere assassinata?
Giovanissima e bellissima, a trentotto anni, nel 1988, Benazir era stata la prima donna eletta primo ministro in un paese musulmano. Una novità rivoluzionaria per il Pakistan e per tutto l’Islam. Ma si può dire che lo shock di una donna che fa politica, da allora, è diventato ancora più grande. Fanatismo e terrorismo si sono diffusi come un virus nei paesi musulmani, cosicchè il ritorno in patria della signora Bhutto suscitava apprensioni ancora più forti di quelle create dalla sua prima ascesa al potere, vent’anni or sono. Lei, tuttavia, rispondeva sempre alla stessa maniera: “Non temo per me. Temo molto di più per la sorte del mio paese. Per questo sento che è venuto il momento di tornare, prima che sia troppo tardi”. Essendo tutt’altro che un’ingenua, era sicuramente consapevole dei rischi, e avrà certamente preso una serie di precauzioni: guardie del corpo, informazioni preventive con l’ausilio dei servizi segreti, forse anche quelli occidentali, americani inclusi. Ma a parte le ombre che da sempre si levano sui servizi segreti pakistani, nessuna protezione garantiva una sicurezza assoluta. Sono convinto che Benazir Bhutto sapesse che ci sarebbe stati attentati contro di lei in Pakistan, e che poteva morire. Eppure è tornata lo stesso, senza paura di morire.
Mi viene in mente una battuta cinematografica, non ricordo di quale film, forse “Braveheart”, forse “Troy”, forse “300?, quando qualcuno avverte l’eroe di turno che, se farà una certa cosa, rischierà di morire e lo prega di non farla. Ma l’eroe risponde: “Tutti dobbiamo morire, prima o poi”, e fa quello che ha stabilito, o che per lui ha stabilito il destino. La morte di Benazir Bhutto, in questo senso, contiene una lezione per tutti, anche per quelli che sono chiamati ad azioni e scelte molto più piccole, più normali, delle sue: fare quello che si crede giusto, quello in cui si crede, senza preoccuparsi all’infinito delle conseguenze, senza trovare ragioni, più o meno valide, per rimandare, rinunciare, arrendersi.
E l’altra lezione offerta dalla sua morte è che la sfida a cui il mondo libero è chiamato, contro fanatismo, estremismo, terrorismo di matrice islamica, sarà molto più seria, dura e dolorosa di quanto ci siamo resi conto finora. Non esiste protezione da questa minaccia, nè in Pakistan, nè altrove: il ventunesimo secolo sarà il “tempo degli assassini”, se non troveremo il modo di fermarli, e nella migliore delle ipotesi ci vorranno decenni.
Benazir Bhutto si era laureata a Oxford, dove aveva presieduto l’Unione degli Studenti, quella che organizza dibattiti con i grandi della terra, una carica appartenuta a innumerevoli futuri primi ministri britannici. Uno dei suoi compagni di studi era Timothy Garton Ash, oggi commentatore del Guardian, di “Repubblica” e autore di saggi best-seller sugli affari internazionali. Nel suo ultimo libro, Garton Ash racconta, senza fare il nome, di un compagno di studi, futuro leader di una grande nazione, insieme al quale fumava spinelli a Oxford: forse, anzi probabilmente, era Benazir. Cerco di immaginare come fosse, la giovane Bhutto, a Oxford, negli anni Settanta. E adesso questa donna capace di vivere dentro due mondi, l’Oriente e l’Occidente, questa leader che vestiva i panni della modernità e della tradizione, questo eroe che non temeva per la propria vita, non c’è più. Speriamo di riuscire a onorare la sua memoria, lottando coraggiosamente come ha fatto lei, con il sorriso sulle labbra, contro i piccoli e grandi soprusi che ci circondano.
auguri a chi crede va alla messa di mezzanotte e celebra un evento speciale
auguri a chi crede e a chi non crede e va ad esplorare nuovi orizzonti
auguri a chi non crede e si gode la quiete e il silenzio di un giorno di festa
auguri, i migliori, a chi non può scegliere che giorno sarà
e per tutti, questo augurio per il nuovo anno:
chère INGRID et ses amis
Liberé les ...ils ne sont pour rien
Libéré les....pour un monde de paix
Libéré les....pour un monde de justice
Libéré les....nous sommes tous des frères
Libéré les....nous sommes tous de la famille
Libéré les....Et l faut combattre:
La pauvrété
L' anlphabetisme
L' ignorance
Les maladies
La haine
Libéré les...remplaçons les armes par :
Les idées
Le dialogue
Un autre monde est possible

il 25 dicembre è il compleanno di Ingrid Betancourt
A: Buonasera ..come sta ...
B: Si sopravvive...
A. è lo zerbino
B. sono i due piedi più ricchi del Paesello
B: Socialmente, mi scambiano ... mi hanno scambiato per il papa..
A: Appunto dico, lei è amato proprio nel paese, guardi glielo dico senza nessuna piangeria ...
B. non sa quello che dice. B non sa che è vero
A. piangeria ? Sarebbe...?
A: Eh .. ma è stupendo, perché c'era un bisogno ... c'è un vuoto ... che .. che lei copre anche emotivamente ... cioè vuol dire ... per cui la gente …
B: E' una cosa imbarazzante ..
A. stupendo. Lo zerbino diventa una lingua che slurpa sul culo scadente del vecchio B
B. si, imbarazzante
A: lei è l'unica persona che non mi ha chiesto mai niente ...
B: io qualche volta di donne ... e ti chiedo ... perché ... per sollevare il morale del capo
A. eddai, dicci cosa ti hanno chiesto gli altri
B. talvolta gli scende il morale. Questa è una notizia. A fornisce a B donne solleva morale (chi paga?)
B: ...lunedì che ci mettiamo d’accordo, va bene. Senti, tu mi puoi fare ricevere due persone ...
A: assolutamente...
B. due piedi, due persone
A. non avevamo dubbi
A: Presidente, lei è la persona più civile, più corretta..
B: allora ... è questione di … io sto cercando ... di aver la maggioranza in Senato ...
A. parliamone
B. apperò
A: la chiamo .. e poi quando ...
B: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perché mi è stata richiesta da qualcuno ... con cui sto trattando ...
A. si è tolto di torno da solo
B. non i NO DAL MOLIN né il senatore Turigliatto né quello Dini, semplicemente Evelina.
Evelina Manna aspirante qualcosa-in-tv può fare cadere la maggioranza al Senato.
B. è inferocito per la violazione della sua privacy
B. da anni vìola il Paesello e i Paesani
B. non si toglie di torno da solo
E ora di smetterla di aspettare il miracolo.
Kalili è in Italia da pochi mesi e sta imparando l’italiano. Quando sente di frequente una parola me ne chiede il significato.
Ieri sera è passata S.a farci gli auguri per Natale.
Kalili mi ha chiesto cosa significa “auguri”.
Gli ho spiegato.
Mi ha chiesto perché sente ripetere così spesso “auguri”.
Gli ho spiegato che è Natale.
Mi ha chiesto di confermargli che Natale è il 25 dicembre.
Gli ho confermato.
Kalili ha fatto un faccino ironico.
Credo che si sia chiesto“quanto dura Natale?”
Già.
Quanto dura Natale.
Il clima cambia, la pensione chissà, la sinistra scivola verso destra, il lavoro è precario, i nuovi cittadini, i tassi del mutuo lievitano e quanto ancora potrei elencare per descrivere il mondo capovolto, traballante, complicato in cui viviamo. Perdiamo riferimenti e certezze una dopo l’altra. Camminiamo sulle uova.
Eppure in questo travaglio qualcosa rimane, uguale a se stesso e, caschi il mondo, torna ogni anno, stesso posto stessa ora, rosso dorato luccicante: il Natale.
Benvenuto o no, è una certezza. Con la fregatura.
Il Natale ha le sue regole, i suoi codici e le sue icone. Tra le più gettonate, forse la più amata, quella di Babbo Natale.
Un vecchio, vestito di rosso, imbacuccato per il freddo, buono, generoso, viaggia per il mondo su una slitta trainata dalle renne, porta doni ai bambini. Per loro è un sogno. Quando a Marcella, che cominciava a diventare grande, svelarono che Babbo Natale non esisteva, scoppiò in lacrime.
E quando i creativi della pubblicità infieriscono su questo bel sogno, non commettono forse un reato contro l’infanzia, le sue certezze, il diritto di sognare ?
Cosa penserà un bambino vedendo un suo simile vestito da Babbo Natale infilato nell’obiettivo di una macchina fotografica ? Penserà “Babbo Natale sono io”, che storia è questa ? Il messaggio è rivolto agli adulti, vero, ma la pubblicità la vedono anche i bambini.

Se Natale è la festa dell’inverno e della neve e Babbo Natale è un uomo, che ci fa questa ragazza in bikini vestita come lui ? Fosse pure la sua amante (e vaglielo a spiegare a un bambino) perché è vestita da spiaggia ?

Se Babbo Natale è buono e porta i regali ai bambini perché questo lo tratta come uno straccio per pavimenti, lo umilia, lo strapazza ?

Se Babbo Natale è una creatura da sogno, ma pur sempre un essere umano, cosa c’entra ‘sto cane sfigato? Almeno avessero messo un husky !

Se un giorno di questi, un bambino, con aria sconsolata, mi dirà:”Eh, cara mia, non ci sono più le stagioni di una volta” cosa faccio ? Chiamo il Telefono Azzurro ?
Va da sé che nessuno si permetterebbe mai di trasformare Gesù Bambino in una femmina o in un cane, né mai lo toglierebbe dalla mangiatoia per infilarlo in una Nikon. Ma questa è un’altra storia.